Project Description

Si sta come in sala d’attesa.
di e con Milena Ferri

Mi chiamo Milli ma con la i.
Se quando mi chiamano usano la y, io me ne accorgo e mi dispiaccio.
Una volta, prima che ci lasciassimo, stavo con uno che per San Valentino mi ha regalato un solitario.
Io, invece, gli ho regalato una crema viso idratante.
Ne aveva bisogno.
Siamo andati a cena, come usa tra innamorati.
Finito di mangiare, mi alzo da tavola ma mi si incastra il piede tra la gamba del tavolo e quella della sedia. Però col piede libero ho già fatto il passo.
Cerco di sbloccare il piede senza che lui se ne accorga, ma i movimenti sono innaturali.
Le mie gambe sono rigide come quelle della Barbie.
Provo a tirare più forte sperando mi esca la scarpa o si liberi il piede. Niente!
Lo schienale della sedia alle mie spalle spinge contro il mio schienale. Sono in trappola.
Il piede è irrimediabilmente bloccato.
Ancora pochi istanti per cercare di liberarmi… impossibile!
Cado lunga distesa a terra come quando si va dal ginecologo.
Avete presente? Supina, occhi al soffitto, ginocchia leggermente piegate e gambe divaricate.
E lui? No, dico e lui?
Beh lui, che è già in piedi, invece di aiutarmi, si siede di nuovo, abbandona le braccia lungo il corpo e fissa un punto lontano nel vuoto. Muto.
Mi alzo da terra, torniamo a casa. Muti.
Ecco, quando sono in una situazione che mi imbarazza, mi ritrovo in quel ristorante.
Un piede incastrato, la gamba libera fa il passo e come a rallentatore mi adagio lunga, distesa.
Il pavimento è freddo, allungo il collo, la sala del ristorante è muta, cerco invano il suo sguardo assente. Mi piacerebbe vedere il vuoto lontano che fissa.
Ora sono di nuovo in quel ristorante.
Mi fissate e vi aspettate da me una frase intelligente, un pensiero profondo, una di quelle massime Zen alle quali ci si aggrappa per cambiare il senso della vita.
Invece il mio cervello tace e dice agli occhi di fissare un punto lontano.
“Mettici interesse”, mi dico “fingi di avere tanto da dire ma che non vuoi parlare”

“Oppure svieni, così, di botto!”
Semplicemente, ora, sto come in sala di attesa.
Attendo il ginecologo con un solitario al dito e un vasetto di crema idratante in mano.