Silvia Fiorentino
Sono nata a Milano, vivo e lavoro da 23 anni ad Ancona, dove ho operato principalmente in questi anni, anche con progetti molto impegnativi, l’anno spartiacque è stato quello il 1999, anno in cui ho partecipato alla biennale di Szemann, sotto lo pseudonimo di ora locale.
Nella mia ricerca c’è una caratteristica di complessità e un amore maggiore per il progetto in sé che per l’oggetto finale, questo svela una poetica più attenta alla genesi e al procedimento creativo, piuttosto che tesa a offrire un oggetto di compiacimento estetico.
Nello sviluppare il lavoro uso sempre processi, modalità e tecniche differenti, che si adattano alla ricerca e poesia specifica, dalle installazioni, alla pittura, all’audio, alle sculture, alle ceramiche…
Cerco nella contemporaneità della mia opera un’origine, o meglio, molti luoghi originari verso cui mi sospinge un’implacabile sete di ricerca che sottostà a un sistema etico più che estetico.
La complessità ti porta a rinunciare, nella ricerca, a un messaggio immediato, a una scelta riassuntiva e definitiva, sei spinta quindi fino al limite della ricerca e dell’atto creativo in sé, fino al limite del vuoto e all’essenza di sé, che è il luogo genesi, questo crea un nuovo rapporto con gli altri che si sviluppa per linee e vie sottili del sensibile, facendoti scomparire, in parte ,come soggetto creativo e trasformando il tuo lavoro in un dono, che forse è la sua essenza più vera.
Altro significato per me indispensabile, nasce dal rapporto con il corpo, che è innanzitutto un luogo mentale, affettivo e primo luogo dell’esperienza, dove il dentro e il fuori si confondono in un tempo non determinato, ma in un flusso che è vita.
In questa prospettiva complessa, la molteplicità e le metamorfosi, disegnano e descrivono il divenire del processo creativo, che tenta di estrarre, in un appassionato corpo a corpo con la materia oscura di ogni creazione, la specificità della differenza, che molte volte coincide con il soggetto femminile, una delle tematiche più importanti del mio lavoro.
La differenza, come specificità di genere è declinata nella dimensione individuale e collettiva, è porsi e pensare nel mondo, è creare un altro linguaggio, è pensare ad un’altra teoria, che si pone in antitesi ad un unico pensiero neutro, che è stato sempre luogo di unicità maschile creando un mondo autoreferenziale, legato all’unicità, il cui pensiero diventa stretto e assolutamente distruttivo per affrontare un mondo che è complessità